• SLIDER
  • GRID
  • TEXT

paesaggi di sabbia

2017, marocco

Il Marocco è un mondo diverso, investe con i suoi odori e colori, le medine sono un dedalo di strade – sguardi – visi contrari. La loro vita sembra improntata sul mantenimento delle apparenze. Il loro stato, non soltanto viene accettato e vissuto, ma piace. Il tempo raccoglie ciò che porta il giorno e ciò che la notte sparge. Custodisce e trattiene.

La strada serpeggia tra sali e scendi improvvisi.

“Quel volto era reso più lungo da alcune rughe verticali, profonde come cicatrici, scavate da insonnie ostinate e abituali, un volto mal rasato, lavorato dal tempo. La vita– ma quale vita? una apparenza strana di memorie distrutte– doveva averlo malmenato, contrariato, o forse anche turbato profondamente. Ci si leggeva o indovinava una ferita profonda che un gesto malaccorto della mano o lo sguardo troppo insistente di un occhio scrutatore o malintenzionato potevano riaprire. Evitava di esporsi alla luce diretta e si copriva gli occhi con l’avambraccio. La luce del giorno, quella di una lampada o della luna piena, gli faceva male: lo denudava, gli penetrava sotto la pelle e ne sorprendeva la vergogna o le lacrime segrete.”

Clicca sulle icone in alto a destra per vedere le immagini.

paesaggi di sabbia

2017, marocco

Il Marocco è un mondo diverso, investe con i suoi odori e colori, le medine sono un dedalo di strade – sguardi – visi contrari. La loro vita sembra improntata sul mantenimento delle apparenze. Il loro stato, non soltanto viene accettato e vissuto, ma piace. Il tempo raccoglie ciò che porta il giorno e ciò che la notte sparge. Custodisce e trattiene.

La strada serpeggia tra sali e scendi improvvisi.

“Quel volto era reso più lungo da alcune rughe verticali, profonde come cicatrici, scavate da insonnie ostinate e abituali, un volto mal rasato, lavorato dal tempo. La vita– ma quale vita? una apparenza strana di memorie distrutte– doveva averlo malmenato, contrariato, o forse anche turbato profondamente. Ci si leggeva o indovinava una ferita profonda che un gesto malaccorto della mano o lo sguardo troppo insistente di un occhio scrutatore o malintenzionato potevano riaprire. Evitava di esporsi alla luce diretta e si copriva gli occhi con l’avambraccio. La luce del giorno, quella di una lampada o della luna piena, gli faceva male: lo denudava, gli penetrava sotto la pelle e ne sorprendeva la vergogna o le lacrime segrete.”